Kintsugi: arte tradizionale, moderna e metafora

TECNICA TRADIZIONALE

Kintsugi (kin – oro, tsugi – riparare) è una tecnica artistica di restauro giapponese per ceramiche che risale alla fine del 1400. Le rotture delle ceramiche vengono incollate usando la lacca urushi, una lacca estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, presente in Giappone.
La lacca viene estratta dalla piante nel periodo da maggio a novembre, mediante piccoli tagli sulla corteccia: da una pianta se ne estrae mediamente 200gr.

La lacca urushi viene mescolata con farina di riso o farina di grano; questa sostanza ha forti qualità adesive ma necessita di una settimana per raggiungere una buona tenuta. Una settimana in un ambiente caldo umido, detto muro.
Dopo la prima fase di incollaggio, le crepe sono stuccate con lacca urushi e polvere tonoko; di nuovo la ceramica deve essere tenuta nel muro per una settimana circa. Questa fase di stuccatura può essere ripetuta quante volte necessita fino a raggiungere un buon grado di perfezione. E sempre, ogni volta, occorrerà rimettere la ceramica nel muro.

Terminata la stuccatura e carteggiatura, sulle linee di rottura viene applicata a pennello lacca kuro urushi (nera) per impermeabilizzare; in seguito, dopo opportuna polimerizzazione, le linee vengono ripassate con lacca bengara urushi, un lacca rossa che serve a far aderire la polvere d’oro e il cui colore serve a rafforzare il caldo della polvere d’oro.
La polvere è oro puro 23 3/4 kt, di varia grammatura, Keshifun e Marufun, o polvere d’argento.

Nella fase successiva la polvere d’oro viene lucidata con cotone di seta, wata o con il dente d’orata, simile alla pietra d’agata per i doratori. La ceramica viene messa nuovamente nel muro e lasciata per una settimana in modo che la lacca possa ancora polimerizzare e rendersi stabile. La ceramica così restaurata è riutilizzabile per la sua funzione originale.

TECNICA MODERNA

In occidente è stata inventata una tecnica moderna più semplice per rendere un effetto simile al Kintsugi tradizionale. Tale tecnica, differente da chi la pratica, prevede normalmente l’utilizzo di resina epossidica bicomponente e polvere d’oro imitazione. La resina epossidica asciuga in 10 minuti e il risultato è abbastanza immediato.
Non conviene però sottovalutare la realizzazione di questa tecnica, è comunque un atto artistico e come tale necessita di talento, dedizione e pratica. Resta chiaro però che le due tecniche sono molto differenti e comportano tempo e costi molto differenti tra loro; sapere dell’esistenza delle due tecniche, quella tradizionale e quella moderna e saperle riconoscere, è il primo passo per imparare a conoscere, ma soprattutto per rispettare un’arte antica che proviene da un paese differente dal nostro.

FILOSOFIA GIAPPONESE

La filosofia giapponese che governa l’arte Kintsugi è il mono no aware, ovvero l’empatia per le cose. Quando un artigiano si appresta a lavorare su di una ceramica con un restauro Kintsugi, dimostra con i suoi gesti stima per l’oggetto che ha tra le mani. Lo studio, il lavoro, l’uso della lacca, l’oro che ricopre le crepe, sono atti di devozione per la ceramica e lo scopo è quello di permettere alla stessa di adempiere allo scopo per cui è stata creata.

METAFORA OCCIDENTALE

Cosa è arrivato in occidente? Prima di tutto la metafora delle crepe come ferite personali, o dell’anima, che possono essere rese migliori se trattate come talenti. Un fallimento, una caduta, un lutto, una cicatrice, restano indelebili e sono fonte di afflizione, vergogna, depressione, stati mentali alterati e negativi. Il Kintsugi, con l’oro che mette in evidenza una rottura senza nasconderla, ci porta a riflettere che ogni cambiamento è un passo in avanti, anche quando si cade. Che se falliamo possiamo tornare a risplendere, che dal buio nasce la luce. Sono tantissimi gli esempi che potrei fare, dagli abiti Kintsugi per disabili, alla poesia Kintsugi, dal terapia per donne pazienti oncologiche all’accostamento alla tanto amata resilienza. Un mondo immenso, infinito quasi, di metafore incollate all’arte Kintsugi, alle volte forzatamente, altre meno.