Restauro Kintsugi tazze giapponesi

Come ci si approccia a due ceramiche rotte in tanti pezzi, senza sapere se tutti presenti o lacunosi?

Sono partita da una fase di studio dei frammenti, incollandoli preventivamente con scocht di carta fino a ritrovare la forma iniziale.
Per incollare i cocci ho scelto di lavorare a piccoli step, incollando pochi pezzi alla volta con farina di riso riscaldata unita a lacca urushi – NORI URUSHI-, poi polimerizzata nel muro (25° e 80% di umidità) per 5 giorni. Il lavoro di incollaggio si è quindi svolto in 3 fasi, fino alla completa ricostruzione.

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Grande piatto – S. Stefano di Camastra, firmato “Messina” – restauro Kintsugi

Affrontare il restauro di un piatto di grandi dimensioni non è mai facile.
Le complicazioni vanno dallo stoccaggio, dal tavolo di lavoro, dai materiali e loro tenuta, e anche, semplicemente, dalla movimentazione.
Vista la complessità del piatto, e il peso, ho optato per un incollaggio moderno con resina epossidica. Credo che sia dovere del restauratore non fossilizzarsi su una tecnica ma decidere, volta per volta, quella più consona: moderno e antico possono fondersi bene e venirsi reciprocamente in aiuto.

Grande piatto S. Stefano di Camastra, firmato “Messina” – misure: diametro 58cm – h: 5cm

L’uso della resina epossidica mi ha permesso di controllare meglio la tenuta: per tutte le altre fasi ho dovuto costruire un muro apposta di grandi dimensioni, non perfetto in quanto a stabilità di temperatura e umidità e questo avrebbe potuto compromettere la colla (MUGI Urushi)

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La tradizione Kintsugi per Toyota Italia

Doroppu, una forma a goccia con i colori del Giappone, un’opera di design che è anche un premio, nasce dalle menti creative dell’agenzia The Partnership di Roma per un ambizioso progetto Toyota per le olimpiadi 2020 di Tokyo: The Unbreakable.

Doroppu è una ceramica che si infrange a terra e cadendo si rompe in mille pezzi.
Sono gli atleti del Toyota Team a farla cadere, e nel cadere raccontano le loro difficoltà, la strada in salita, quel momento dove hanno pensato di non farcela.
Le mie mani sono la ricomposizione, le mie mani raccolgono, mettono insieme, lentamente, con il tempo della lacca urushi e l’oro del Kintsugi, i Doroppu; così le vite dei campioni tornano a splendere, nuovi nella dorata fragilità.
Unici, come si è dopo aver cambiato strada e aver ritrovato il proprio centro.

L’arte Kintsugi tradizionale Kintsugi è una tecnica antica giapponese, risale alla fine del 1400. Utilizza materiali della tradizione, lacca urushi, farina, tonoko e polvere d’oro, o polvere d’argento (Gintsugi)
Così com’era, così si usa ora, rispettando tempi e pazienza, con utensili e materiali che negli anni sono rimasti invariati. E questo non per mancanza di progresso ma per rispetto, rigoroso e sacro, della tradizione.

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Il fascino misterioso dell’estetica Wabi Sabi

Questo piatto mi ha affascinato da subito, ho intuito la rottura, il calore dell’oro che un po’ si nasconde e un po’ emerge, nella sua lucente bellezza.

Una rottura netta e piccole rotture, non volevo che fosse troppo.
Il restauro è un restauro tradizionale giapponese, con utilizzo di lacca urushi e polvere d’oro puro.

dettaglio


Il retro assorbe il fascino misterioso dell’estetica wabi Sabi.

Retro

Niente quanto un buon restauro riesce a mettere pace

Resto in silenzio, uso questo tempo per riflettere su quello che sono, su quello che mi serve davvero. Elimino il superfluo nelle cose, elimino le persone negative, cerco di godere di quello che ho.
Ogni momento della vita serve a qualcosa, non sono eterna, e dalla fragilità della vita, dalla mia imperfezione, posso solo trarre insegnamenti


Grande piatto cinese, gres, decorazione blu floreale su fondo bianco.
Restauro Kintsugi tradizionale giapponese, lacca urushi, polvere d’oro.

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Sabi – Kintsugi Chiaraarte

Restauro Kintsugi, tempo di lavorazione 3 mesi.
Questo è il tempo che ho dedicato alla lavorazione del vaso in porcellana cinese della metà 1700, bianco con decorazioni dipinte blu.
L’oggetto era stata incollato con cianoacrilato, ho dovuto scollare i pezzi a fatica (alcuni hanno resistito a ogni tentativo); i cocci sono stati incollati con mugi urushi, una miscela di farina di riso, acqua e ki urushi

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Un restauro kintsugi per la quaresima di Cumiana

“Buongiorno e buon anno! Mi chiamo don Carlo Pizzocaro e sono parroco (da poco) di Cumiana in provincia di Torino. La filosofia del kintsugi ha per me un fascino particolare e diventa quasi una teologia se penso a questo scorrere di oro tra le crepe di qualcosa di più povero per renderlo non solo aggiustato, ma nobilitato. È una vera immagine della redenzione: LUI si è mescolato a noi per restituirci quella immagine e somiglianza che avevamo perduto.
Mi piacerebbe per la Quaresima valutare la possibilità di utilizzare calice e patena realizzati con questa tecnica…ne ha mai realizzati?”

Restaurare un oggetto con l’arte Kintsugi tradizionale mi permette di incontrare storie nuove, metafore differenti, interessanti modi di vedere oltre.
Don Carlo Pizzocaro, parroco di Cumiana, ha visto nell’oro che copre le crepe il messaggio di Dio, salvezza e redenzione per gli umili, per la fragilità.
Il suo progetto mi ha subito entusiasmato; il nostro primo incontro è stato a Magnano, al laboratorio di ceramica dei monaci di Bose.
(Ne ho scritto qualche anno fa, se vuoi approfondire puoi trovare a questo link notizie sulle ceramiche di Bose)

Abbiamo scelto, grazie anche all’aiuto del monaco ceramista Nymal, una calice e una patena che ben si accordassero; da lì ne è nata una rottura studiata, nella continua ricerca dell’armonia artistica.
Il restauro è durato un mese e mezzo, per dare il tempo alla lacca urushi di polimerizzare, prendendosi il suo tempo lento, quello della fragilità che diventa forza: lacca urushi e farina di riso per incollare; lacca urushi e tonoko per le stuccature; kuro urushi per la prima rifinitura; bengara urushi per preparare la base per la polvere d’oro; polvere d’oro 24kt; finitura con leggera lacca urushi per protezione.

Calice e patena restaurati con kintsugi per la parrocchia di Cumiana, Torino

Per approfondire
Il blog di Don Carlo Pizzocaro “Scrivimi sul cuore”
Il profilo Instagram di Don Carlo Pizzocaro “Doncapz”
Il laboratorio di ceramiche del Monastero di Bose

KINTSUGI: ARTE TRADIZIONALE, MODERNA E METAFORA

Perché scrivo questo testo? Perchè se è vero che una metafora ha un grande valore se unita all’arte Kintsugi, conta che si usino parole corrette, termini esatti, provenienze certe, immagini che raccontino il vero e non un falso.

Da anni realizzo restauri di ceramiche e opere d’arte utilizzando la tecnica tradizionale Kintsugi, da prima che diventasse molto conosciuta e apprezzata anche in Italia. Ho studiato molto, sono stata in Giappone per imparare, non smetto mai di fare formazione; per questo vi dico “Prima di scrivere chiedete. Informatevi e scrivete notizie vere, piuttosto meno ma corrette. Così la metafora sarà ancora più forte, come forte e potente è la forza della lacca urushi, la vera preziosità dell’arte Kintsugi”

LA TECNICA TRADIZIONALE

Kintsugi, kin (oro) + tsugi (riparare), è una tecnica artistica di restauro giapponese per ceramiche che risale alla fine del 1400.
Le rotture delle ceramiche vengono incollate usando la lacca urushi, una lacca estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, presente in Giappone.
La lacca viene estratta dalla piante nel periodo da maggio a novembre, mediante piccoli tagli sulla corteccia: da una pianta se ne estrae mediamente 200gr.
La lacca urushi viene mescolata con farina di riso o farina di grano; questa sostanza ha forti qualità adesive ma necessita di una settimana per raggiungere una buona tenuta. Una settimana in un ambiente caldo umido, detto muro.
Dopo la prima fase di incollaggio, le crepe sono stuccate con lacca urushi e polvere tonoko; di nuovo la ceramica deve essere tenuta nel muro per una settimana circa.
Questa fase di stuccatura può essere ripetuta quante volte necessita fino a raggiungere un buon grado di perfezione. E sempre, ogni volta, occorrerà rimettere la ceramica nel muro.
Terminata la stuccatura e carteggiatura, sulle linee di rottura viene applicata a pennello la lacca bengara urushi; tale lacca rossa viene usata per aumentare il tono caldo dell’oro che in seguito viene applicato.
Sulla lacca rossa, lasciata asciugare per una mezzora circa, viene depositata la polvere d’oro. Tale polvere può essere oro puro 24kt, di varia grammatura o polvere d’argento (Gintsugi, gin:argento, tsugi:riparare)

Nella fase successiva la polvere d’oro viene lucidata con cotone di seta, wata o con il dente d’orata, simile alla pietra d’agata per i doratori.
La ceramica viene messa nuovamente nel muro e lasciata per una settimana in modo che la lacca possa ancora polimerizzare e rendersi stabile.
La ceramica così restaurata è riutilizzabile per la sua funzione

LA TECNICA MODERNA

In occidente è stata inventata una tecnica moderna più semplice per rendere un effetto simile al Kintsugi tradizionale.
Tale tecnica, differente da chi la pratica, prevede normalmente l’utilizzo di resina epossidica bicomponente e polvere d’oro finto (o porporina o polvere d’ottone).
La resina epossidica asciuga in 10 minuti e il risultato è immediato.
Non conviene però sottovalutare la realizzazione di questa tecnica, resta comunque un atto artistico e come tale necessita di talento, dedizione e pratica.
Resta chiaro però che le due tecniche sono molto differenti e comportano tempo e costi molto distanti tra loro; sapere dell’esistenza delle due tecniche, quella tradizionale e quella moderna e saperle riconoscere, è il primo passo per imparare a conoscere, ma soprattutto per rispettare un’arte antica che proviene da un paese differente dal nostro.

LA FILOSOFIA GIAPPONESE

La filosofia giapponese sottesa a questa tecnica è il mono no aware, ovvero l’empatia per le cose. Quando un artigiano si appresta a lavorare su di una ceramica con un restauro Kintsugi, sviluppa una specie di innamoramento e di stima per l’oggetto che ha tra le mani. Lo studio, il lavoro, l’uso della lacca, l’oro che ricopre le crepe, sono atti di devozione per la ceramica e lo scopo è quello di permettere alla stessa di adempiere allo scopo per cui è stata creata.

LA METAFORA OCCIDENTALE

Cosa è arrivato in occidente? Prima di tutto la metafora delle crepe come ferite personali, o dell’anima, che possono essere rese migliori se trattate come talenti. Un fallimento, una caduta, un lutto, una cicatrice, restano indelebili e sono fonte di afflizione, vergogna, depressione, stati mentali alterati e negativi. Il Kintsugi, con l’oro che mette in evidenza una rottura senza nasconderla, ci porta a riflettere che ogni cambiamento è un passo in avanti, anche quando si cade.
Che se falliamo possiamo tornare a risplendere, che dal buio nasce la luce.
Sono tantissimi gli esempi che potrei fare, dagli abiti Kintsugi per disabili, alla poesia Kintsugi, dal terapia per donne pazienti oncologiche all’accostamento alla tanto amata resilienza.
Un mondo immenso, infinito quasi, di metafore incollate all’arte Kintsugi, alle volte forzatamente, altre meno.

Perché scrivo questo testo? Perchè se è vero che una metafora ha un grande valore se unita all’arte Kintsugi, conta che si usino parole corrette, termini esatti, provenienze certe, immagini che raccontino il vero e non un falso.
Da anni realizzo restauri di ceramiche e opere d’arte utilizzando la tecnica tradizionale Kintsugi, da prima che diventasse molto conosciuta e apprezzata anche in Italia. Ho studiato molto, sono stata in Giappone per imparare, non smetto mai di fare formazione; per questo vi dico “Prima di scrivere chiedete. Informatevi e scrivete notizie vere, piuttosto meno ma corrette. Così la metafora sarà ancora più forte, come forte e potente è la forza della lacca urushi, la vera preziosità dell’arte Kintsugi”

Imperfetti, tazza Tenmoku in gres.

Tazza Tenmoku, gres del Laboratorio Raku di Bussana Vecchia , imperfezione nella cottura della vernice che ha lasciato parti non verniciate.

Quando incontro un ceramista, chiedo sempre se ha qualche oggetto imperfetto, un oggetto che ha subito dei danni in cottura, una colatura di vernice, una crepa, un danno quindi che non gli permette di metterlo in vendita. Sono questi gli oggetti che cerco per creare la mia linea “Imperfetti”.
Su questi pezzi agisco con una ulteriore rottura che riparo con l’arte originale giapponese Kintsugi, lacca Urushi e polvere d’oro.
È un procedimento lento, prezioso e delicato, che rende uniche le mie opere, proprio perché è nell’imperfezione e nelle linee di rottura la loro perfezione e unicità.