Torino, Atelier Des Pampilles, workshop Kintsugi dopo il lockdown

Quando eravamo nel mezzo del lockdown, tutto fermo, bloccato, pensavo non si sarebbe ripartiti più.
È stata quindi una gioia poter annunciare la prima data dei miei workshop di Kintsugi con tecnica moderna a Torino, là dove avrei dovuto tenere il corso il 4 aprile, poi rimandato.

Cosa facciamo ai corsi? Cosa vi insegno?
Vi insegno a diventare artisti pronti per mostre e convegni?
No, vi insegno ad amare l’arte Kintsugi, ad avvicinarvi piano piano, in punta di piedi, tra cocci sparsi e rotti, in attesa di essere ricomposti

Distanziati, chi voleva con mascherina e guanti (siamo in Piemonte e non ci sono obblighi in luoghi chiusi se c’è distanziamento), locali sanificati, gel disinfettante, classi divise per 5 così da avere il maggior spazio a disposizione. Tutto nel rispetto delle regole per poter godere in serenità 4 ore di armonia e bellezza.

Grazie a Atelier Des Pampilles per la calorosa ospitalità e grazie a chi ha voluto esserci, in special modo Elsa Panini, alias La Cuoca Insolita con cui due anni fa ho diviso l’emozione di salire sul palco del Salone del Libro per ricevere il premio di Apid per uno scritto sull’Imprenditoria Femminile
(qui, per chi volesse saperne di più, il racconto di quella serata)

Ivan Federico, il campione

Ivan Federico, campione mondiale di skateboard, nasce a Caluso, il 20 marzo 1999. Nel 2015 ha vinto, primo in Italia, i campionati Xgames di skateboard.
Ora che lo skateboard è disciplina olimpica, si sta qualificando per partecipare ai giochi olimpici di Tokyo 2020

La pagina ufficiale di Ivan Federico https://www.facebook.com/ivanfedericoofficial/

Se volete seguirlo questi i suoi social
Pagina Facebook Ivan Federico
Profilo Instagram Ivan Federico

Ivan Federico, la leggerezza dell’incontro

Per chi ripete che i giovani sono smidollati, senza ideali, con pochi progetti e attaccati alla gonnella dei genitori, dico: “Non fate di tutt’erba un fascio, guardatevi attorno, aprite gli occhi alla maggior parte dei giovani che vi circondano, e troverete storie meravigliose e uomini e donne che sanno chiara la loro strada da percorrere.”

Chiara Lorenzetti e Ivan Federico

Ivan ha 20 anni ed è uno degli skater più forti al mondo. Passa quasi più tempo sugli aerei che sullo skateboard, impegnato com’è nell’inseguire i suoi sogni, tra contest e allenamenti duri. Vive a Caluso, vicino a Torino, e in mancanza di uno skate park, ha provveduto con la sua famiglia a costruirne uno, per sè e per tutti i ragazzi che come lui amano uno sport che è diventato da poco olimpico.

Ivan ha l’età di mia figlia Francesca e cinque anni meno di mio figlio Marco. Durante le pause di lavorazione sono stata a chiacchierare con lui, ne ho intuito i sogni, condiviso le stesse passioni, ho rivisto in lui il fermento che brucia nelle vene dei miei figli, Marco che ora vive a Dubai e lavora come jumper- personal trainer presso Bounce X e Francesca che è pasticcera e crea dolci meravigliosi.
Giovani che hanno chiara la loro strada, che non esitano a fare grandi sacrifici, spesso lontani dagli agi casalinghi e dalla famiglia. Giovani che fanno scelte chiare, ponderate, consapevoli dei rischi ma disposti a farli perché animati dall’incoscienza dei giovani, quella fottuta voglia di sfidarsi sempre che è il motore assoluto.

Ammiro Ivan, così come ammiro i miei figli e tutti i giovani che si sono messi in gioco a costo di tanti sacrifici. E ammiro anche la sua capacità di riconoscere il ruolo fondamentale dei propri genitori: Ivan ha ringraziato spesso la sua famiglia, così come hanno fatto tutti gli altri atleti del Toyota Team. E questo, devo renderne atto, mi commuove quando anche i miei figli ci ringraziano.

Volete saperne di più dei miei figli?
Marco Ravinetto, jumper a Bounce X, Dubai
Il suo profilo instagram The Rainbow Ravi
Il suo canale youtube dove seguire la sua vita a Dubai The Rainbow Ravi

Francesca Ravinetto, pasticcera
Il suo profilo instagram Francina dove deliziarsi con le sue opere di pasticceria

Andrea Pusateri, la bellezza di un sorriso

Quando ho accettato di recitare negli spot di Toyota per il progetto The Unbreakable, di fare la comparsa di me stessa, la restauratrice di Kintsugi in kimono che consegna agli atleti l’opera ricomposta di cocci uniti dalla polvere d’oro, non sapevo chi avrei incontrato.
Non sapevo che quegli incontri mi avrebbero cambiato la vita. Per sempre.

Andrea Pusateri e Chiara Lorenzetti

E no, non conoscevo Andrea e la sua storia. Diciamolo, la storia di Andrea è una storia difficile da raccontare. A tre anni viene salvato da sua mamma mentre rischia di finire sotto un treno; lei perde la vita e lui le gambe. Dopo un delicato intervento chirurgico, i medici riescono a salvargliene una. Con determinazione e l’aiuto dello zio impara ad andare in bicicletta e in poco diventa campione paralimpico. Nel 2015 cade dopo un incidente e rimane in come 5 giorni; ripresosi, dopo solo 3 mesi, vince la sua prima medaglia d’oro nella Coppa del Mondo di ciclismo. Dopo 8 mesi perde la nonna, la figura che ha sostituito in tutto e per tutto sua mamma.

Lo so, sembra riduttivo raccontare così una storia dolorosa e potente. Ma è così che la racconta Andrea, con una leggerezza e il sorriso sempre pronto da rendere tutto il resto vano. Non siamo preparati alle difficoltà, lo dico per me, ma credo valga per molti. Non sappiamo come porci di fronte a situazioni che non riusciamo nemmeno ad immaginare, chiusi nei nostri orticelli di quotidiana serenità. Quando arriva lo tsumani non siamo pronti e io non ero pronta ad incontrare Andrea. Avevo paura delle parole.
Ma le parole hanno trovato me, a cena, vicino ad Andrea, a scherzare su ciò che accade e non puoi farci niente, è la vita, va così, basta aver voglia di rialzarsi. Sempre.

Andrea Pusateri e Giovanni Bedeschi

Andrea ha smesso con le gare di bicicletta, forse perché stanco? No, vuole diventare un Ironman! Quelle che noi pensiamo essere mancanze, per qualcuno diventano forza.
Posso dirvi, credo si comprenda, che ammiro fortemente Andrea. Lo ammiro perché ha chiaro in mente cosa vuole e non teme la fatica. Non so se sia carattere, non so se sia un dono, non lo so, ma posso garantirvi che la sua forza è contagiosa.
“Ho imparato una cosa dalla vita, che quando ti dà una cosa molto bella poi dopo poco arriva un fatto molto brutto. Ma poi sei certo che, di nuovo, ne arriverà uno molto bello”
dice Andrea e io non riesco a dirgli di no, anzi, gli credo, perché mai come adesso, nel pieno di questa emergenza, – il fatto molto brutto- dobbiamo avere fiducia che arriverà un periodo di piena felicità.


Vanessa Ferrari, la campionessa

“Vanessa Ferrari (Orzinuovi, 10 novembre 1990) è una ginnasta italiana, la prima a conquistare una medaglia d’oro ai Campionati mondiali di ginnastica artistica nel 2006.
A livello nazionale detiene 22 titoli (7 nel concorso generale) ai campionati assoluti, di cui il primo vinto nel 2004 e 11 scudetti vinti con la squadra Brixia Brescia nel Campionato di Serie A1.” Fonte Wikipedia

Se volete seguirla ecco i suoi contatti
Il sito Vanessa Ferrari
La pagina Facebook
Il profilo Instagram

Avete ancora delle curiosità su Vanessa Ferrari? Guardate questo video, vi stupirà

Vanessa Ferrari, il mito.

Eh sì, Vanessa Ferrari è un mito, il mio. Ho due figli che per parecchi anni della loro vita hanno praticato ginnastica artistica a livello agonistico: conosco la fatica, il dolore, la determinazione, la forza, la paura, il coraggio e la vittoria. Il mondo della ginnastica artistica è un mondo duro, non che gli altri non lo siano, ma la ginnastica lo è di più.

Vanessa Ferrari e Chiara

Avere incontrato Vanessa come membro del Toyota Team è stata per me una grandissima soddisfazione personale, avendola sempre seguita in gara, così come, purtroppo, nei suoi numerosi infortuni. Infortuni da cui Vanessa si è sempre rialzata ed è su questi infortuni, l’ultimo, il peggiore, la rottura del tendine di Achille, che ruota l’episodio di The Unbreakable. E sono proprio le sue storie che mi hanno dato speranza.


Poco prima di incontrarla, l’8 gennaio 2020, ero parecchio afflitta da un dolore al ginocchio che da tanti anni mi perseguita, un problema molto grave che ha compromesso in parte la mia mobilità. Ogni tanto cado in una sorta di vortice negativo, non ho più voglia di muovermi, non perdo le speranze, ma semplicemente mi adagio, mi impigrisco, mi ripeto che non c’è nulla da fare e mi fermo.
Per prepararmi all’incontro, così come ho fatto con tutti gli atleti, ho letto la sua storia, gli incidenti, ricordate quando durante una gara si ruppe il tendine d’Achille? (guarda il video) Ho pianto quando l’ho visto, ma poi ho pensato: Vanessa si sta preparando per le olimpiadi di Tokyo 2020, lei ce l’ha fatta con un danno così grande, torna in pedana e io? Perché io non possa farcela?
Ho cercato un programma di fitness online; da allora quasi ogni sera mi alleno, il mio quadricipite ha ripreso cm, non tanti, ma lo controllo. Piccole cose, grandi risultati emotivi.

L’8 gennaio faceva freddo, partenza da Milano presto per essere a Brescia alle 8, -5 e la galaverna, ma l’entusiasmo ha superato tutto.
Porto a casa gli amici incontrati, l’autografo sul body di mia figlia Francesca, sentimenti forti ad ascoltare la storia di Vanessa, la consapevolezza, dopo tre episodi girati, che questo progetto è davvero unico e speciale e io sono davvero fiera di esserne parte.
Io, con il mio restauro Kintsugi che narra le rotture guarite, impreziosite d’oro.