La perfezione della linea.

Quando lavoro, la mia principale ricerca è quella della perfezione: perfezione nell’incollaggio, stuccatura, carteggiatura, nella ricerca del colore, nella posa dell’oro.

Tra tutte le fasi di lavorazione, sono la stuccatura e la carteggiatura ad avere il ruolo più rilevante: una crepa non ben carteggiata verrà messa in evidenza ancora di più con il colore e con l’oro.
Dedico quindi molta attenzione a queste fasi, stuccando e carteggiando più volte, fino anche a 8-9 volte: stucco, tempo di asciugatura, carteggio, stucco nuovamente, tempo di asciugatura, carteggio e via fino a che non ottengo un risultato che mi soddisfa (o quando esaurisco le forze, non sono mai soddisfatta dei miei lavori).
Dedicandomi alla tecnica di restauro Kintsugi, utilizzo per la carteggiatura diversi strumenti, bisturi, carta a vetro di varia grammatura, carbone

un lavoro lungo, minuzioso, senza fretta, ripetuto.
Solo così sono sicura di ottenere un buon risultato una volta posata la polvere d’oro.

All’inizio non sapevo perfettamente usare i materiali e i risultati non erano buoni: durante il viaggio in Giappone per il programma Chi vuole venire in Giappone” di TV Tokyo, una delle mie ceramiche venne analizzata e mezza a confronto con una ceramica del Maestro Hiroki Kiyokawa di Kyoto

Nella foto vedete la mia a sinistra, imprecisa, imperfetta, (è un macro, lo so, ma resta imperfetta comunque) mentre quella a destra, del maestro Hiroki Kiyokawa di Kyoto, è perfetta e lineare, fluida come può esserlo una pennellata leggera.

In quest’altra foto invece, sono due ceramiche del maestro con due linee differenti: la prima è una linea fluente, la seconda più granulosa per l’aggiunta di sabbia allo stucco. Questa linea non è imperfetta, anzi; è semplicemente granulosa per creare un distacco dalla superficie liscia della ceramica.

Riferendosi al Kintsugi, in occidente, sento spesso parlare di elogio dell’imperfezione. Motivati da questa imperfezione, vedo restauri frettolosi, linee parecchio imprecise, colature d’oro: uno spettacolo spesso indecoroso che nessuna ceramica rotta dovrebbe meritare.
Kintsugi è una tecnica di restauro, mono no aware, attenzione per le cose, stima per un oggetto che si è rotto; ed è con l’attento lavoro del restauratore, il ripetersi della stuccatura e carteggiatura, fino alle perfezione, che ci si prende cura della rottura.
Non troverete un ceramista giapponese che esegue un restauro Kintsugi, anche moderno, senza curarsi profondamente delle linee d’oro.
Non lo troverete perché l’imperfezione non è nel restauro, ma nell’oggetto che si è rotto.

E il restauratore ha il dovere di dedicarsi con tutto se stesso alla ricerca della perfezione.

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