Sono Chiara Lorenzetti, restauratrice di ceramica.

Ho incontrato quasi per caso la bellezza dell’arte Kintsugi e me ne sono innamorata. Prima ho studiato la tecnica, i materiali e il suo utilizzo; poi, comprendendo la potenza simbolica della tecnica, ho studiato la storia, la filosofia Zen, l’arte della cerimonia del tè, la ceramica e l’arte che si sviluppa intorno. Ho scritto quindi un saggio, acquistabile su Amazon, “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”.
Da restauratrice ho ricercato da subito di rispettare i canoni dell’arte Kintsugi tradizionale giapponese, scartando a priori la possibilità di utilizzare la versione moderna occidentale di resina epossidica e porporina. Utilizzo quindi lacca urushi mescolata a tomoko e polvere d’oro vera, polvere d’oro a imitazione e polvere d’argento.
Ho iniziato a lavorare su oggetti di clienti, ma da subito ho avvertito il bisogno di creare una linea personale di ceramiche che ho chiamato “Imperfetti”.

 

Ricerco ceramiche giapponesi o realizzate da artisti italiani, possibilmente danneggiate, rotte, imperfette. Su di esse attuo una rottura con il martello, una rottura intenzionale e guidata: nella mente immagino le fratture e le linee che verranno create. Ogni rottura non è una distruzione ma una creazione e la sua imperfezione vivrà una nuova, unica, perfezione dorata.

 

 

L’arte Kintsugi: la storia del Giappone di Ashigaka Yoshimasa

Kintsugi, letteralmente riparare con l’oro, è una tecnica giapponese per aggiustare oggetti in ceramica. Le linee di rottura sono lasciate visibili, anzi evidenziate con polvere d’oro, così da creare un nuovo oggetto, un’opera d’arte.

La tecnica Kintsugi vede la sua origine in Giappone nel periodo Muromachi, sotto lo shogunato di Ashikaga Yoshimasa (1435-1490). È quella un’epoca fertile sotto il profilo culturale, chiamata Higashiyama bunka: molte sono le arti che, importate spesso dalla Cina, arrivano in Giappone e in seguito sono trasformate dalla filosofia del buddismo Zen. Yoshimasa amava circondarsi nel suo palazzo tempio Ginkaku-ji di artisti e poeti e fu proprio lui a far nascere la cultura del cha no yu, la cerimonia del tè in Giappone. Le tazze tenmoku, basse e tonde, realizzate da maestri ceramisti secondo l’estetica wabi sabi, impreziosivano la cerimonia, parte fondamentale del rituale. Alla tazza veniva data la massima importanza: il maestro del tè la riempiva lentamente, la girava più volte, poi la porgeva agli ospiti che, dopo aver bevuto il tè, ne tessevano le lodi e la bellezza.

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Chi sono

Chiara Lorenzetti, restauratrice, nasco artisticamente nel 1991.

Dopo aver frequentato l‘Istituto per l’Arte e il Restauro “Palazzo Spinelli” a Firenze, ho aperto la mia bottega Chiarartè a Biella, nello storico negozio di antiquariato di mio padre, in Via Cernaia.
Mi occupo principalmente di ceramiche, con restauri conservativi ed estetici; un’attenzione particolare è dedicata al restauro delle bambole in biscuits, cartapesta, composito, cera, in collaborazione con importanti collezionisti e con negozi di giocattoli antichi. Leggi tutto “Chi sono”

Sono Chiara Lorenzetti, restauratrice di ceramica.

Ho incontrato quasi per caso la bellezza dell’arte Kintsugi e me ne sono innamorata. Prima ho studiato la tecnica, i materiali e il suo utilizzo; poi, comprendendo la potenza simbolica della tecnica, ho studiato la storia, la filosofia Zen, l’arte della cerimonia del tè, la ceramica e l’arte che si sviluppa intorno. Ho scritto quindi un saggio, acquistabile su Amazon, “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”.
Da restauratrice ho ricercato da subito di rispettare i canoni dell’arte Kintsugi tradizionale giapponese, scartando a priori la possibilità di utilizzare la versione moderna occidentale di resina epossidica e porporina. Utilizzo quindi lacca urushi mescolata a tomoko e polvere d’oro vera, polvere d’oro a imitazione e polvere d’argento.
Ho iniziato a lavorare su oggetti di clienti, ma da subito ho avvertito il bisogno di creare una linea personale di ceramiche che ho chiamato “Imperfetti”.

 

Ricerco ceramiche giapponesi o realizzate da artisti italiani, possibilmente danneggiate, rotte, imperfette. Su di esse attuo una rottura con il martello, una rottura intenzionale e guidata: nella mente immagino le fratture e le linee che verranno create. Ogni rottura non è una distruzione ma una creazione e la sua imperfezione vivrà una nuova, unica, perfezione dorata.