Ivan Federico, la leggerezza dell’incontro

Per chi ripete che i giovani sono smidollati, senza ideali, con pochi progetti e attaccati alla gonnella dei genitori, dico: “Non fate di tutt’erba un fascio, guardatevi attorno, aprite gli occhi alla maggior parte dei giovani che vi circondano, e troverete storie meravigliose e uomini e donne che sanno chiara la loro strada da percorrere.”

Chiara Lorenzetti e Ivan Federico

Ivan ha 20 anni ed è uno degli skater più forti al mondo. Passa quasi più tempo sugli aerei che sullo skateboard, impegnato com’è nell’inseguire i suoi sogni, tra contest e allenamenti duri. Vive a Caluso, vicino a Torino, e in mancanza di uno skate park, ha provveduto con la sua famiglia a costruirne uno, per sè e per tutti i ragazzi che come lui amano uno sport che è diventato da poco olimpico.

Ivan ha l’età di mia figlia Francesca e cinque anni meno di mio figlio Marco. Durante le pause di lavorazione sono stata a chiacchierare con lui, ne ho intuito i sogni, condiviso le stesse passioni, ho rivisto in lui il fermento che brucia nelle vene dei miei figli, Marco che ora vive a Dubai e lavora come jumper- personal trainer presso Bounce X e Francesca che è pasticcera e crea dolci meravigliosi.
Giovani che hanno chiara la loro strada, che non esitano a fare grandi sacrifici, spesso lontani dagli agi casalinghi e dalla famiglia. Giovani che fanno scelte chiare, ponderate, consapevoli dei rischi ma disposti a farli perché animati dall’incoscienza dei giovani, quella fottuta voglia di sfidarsi sempre che è il motore assoluto.

Ammiro Ivan, così come ammiro i miei figli e tutti i giovani che si sono messi in gioco a costo di tanti sacrifici. E ammiro anche la sua capacità di riconoscere il ruolo fondamentale dei propri genitori: Ivan ha ringraziato spesso la sua famiglia, così come hanno fatto tutti gli altri atleti del Toyota Team. E questo, devo renderne atto, mi commuove quando anche i miei figli ci ringraziano.

Volete saperne di più dei miei figli?
Marco Ravinetto, jumper a Bounce X, Dubai
Il suo profilo instagram The Rainbow Ravi
Il suo canale youtube dove seguire la sua vita a Dubai The Rainbow Ravi

Francesca Ravinetto, pasticcera
Il suo profilo instagram Francina dove deliziarsi con le sue opere di pasticceria

KINTSUGI: ARTE TRADIZIONALE, MODERNA E METAFORA

Perché scrivo questo testo? Perchè se è vero che una metafora ha un grande valore se unita all’arte Kintsugi, conta che si usino parole corrette, termini esatti, provenienze certe, immagini che raccontino il vero e non un falso.

Da anni realizzo restauri di ceramiche e opere d’arte utilizzando la tecnica tradizionale Kintsugi, da prima che diventasse molto conosciuta e apprezzata anche in Italia. Ho studiato molto, sono stata in Giappone per imparare, non smetto mai di fare formazione; per questo vi dico “Prima di scrivere chiedete. Informatevi e scrivete notizie vere, piuttosto meno ma corrette. Così la metafora sarà ancora più forte, come forte e potente è la forza della lacca urushi, la vera preziosità dell’arte Kintsugi”

LA TECNICA TRADIZIONALE

Kintsugi, kin (oro) + tsugi (riparare), è una tecnica artistica di restauro giapponese per ceramiche che risale alla fine del 1400.
Le rotture delle ceramiche vengono incollate usando la lacca urushi, una lacca estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, presente in Giappone.
La lacca viene estratta dalla piante nel periodo da maggio a novembre, mediante piccoli tagli sulla corteccia: da una pianta se ne estrae mediamente 200gr.
La lacca urushi viene mescolata con farina di riso o farina di grano; questa sostanza ha forti qualità adesive ma necessita di una settimana per raggiungere una buona tenuta. Una settimana in un ambiente caldo umido, detto muro.
Dopo la prima fase di incollaggio, le crepe sono stuccate con lacca urushi e polvere tonoko; di nuovo la ceramica deve essere tenuta nel muro per una settimana circa.
Questa fase di stuccatura può essere ripetuta quante volte necessita fino a raggiungere un buon grado di perfezione. E sempre, ogni volta, occorrerà rimettere la ceramica nel muro.
Terminata la stuccatura e carteggiatura, sulle linee di rottura viene applicata a pennello la lacca bengara urushi; tale lacca rossa viene usata per aumentare il tono caldo dell’oro che in seguito viene applicato.
Sulla lacca rossa, lasciata asciugare per una mezzora circa, viene depositata la polvere d’oro. Tale polvere può essere oro puro 24kt, di varia grammatura o polvere d’argento (Gintsugi, gin:argento, tsugi:riparare)

Nella fase successiva la polvere d’oro viene lucidata con cotone di seta, wata o con il dente d’orata, simile alla pietra d’agata per i doratori.
La ceramica viene messa nuovamente nel muro e lasciata per una settimana in modo che la lacca possa ancora polimerizzare e rendersi stabile.
La ceramica così restaurata è riutilizzabile per la sua funzione

LA TECNICA MODERNA

In occidente è stata inventata una tecnica moderna più semplice per rendere un effetto simile al Kintsugi tradizionale.
Tale tecnica, differente da chi la pratica, prevede normalmente l’utilizzo di resina epossidica bicomponente e polvere d’oro finto (o porporina o polvere d’ottone).
La resina epossidica asciuga in 10 minuti e il risultato è immediato.
Non conviene però sottovalutare la realizzazione di questa tecnica, resta comunque un atto artistico e come tale necessita di talento, dedizione e pratica.
Resta chiaro però che le due tecniche sono molto differenti e comportano tempo e costi molto distanti tra loro; sapere dell’esistenza delle due tecniche, quella tradizionale e quella moderna e saperle riconoscere, è il primo passo per imparare a conoscere, ma soprattutto per rispettare un’arte antica che proviene da un paese differente dal nostro.

LA FILOSOFIA GIAPPONESE

La filosofia giapponese sottesa a questa tecnica è il mono no aware, ovvero l’empatia per le cose. Quando un artigiano si appresta a lavorare su di una ceramica con un restauro Kintsugi, sviluppa una specie di innamoramento e di stima per l’oggetto che ha tra le mani. Lo studio, il lavoro, l’uso della lacca, l’oro che ricopre le crepe, sono atti di devozione per la ceramica e lo scopo è quello di permettere alla stessa di adempiere allo scopo per cui è stata creata.

LA METAFORA OCCIDENTALE

Cosa è arrivato in occidente? Prima di tutto la metafora delle crepe come ferite personali, o dell’anima, che possono essere rese migliori se trattate come talenti. Un fallimento, una caduta, un lutto, una cicatrice, restano indelebili e sono fonte di afflizione, vergogna, depressione, stati mentali alterati e negativi. Il Kintsugi, con l’oro che mette in evidenza una rottura senza nasconderla, ci porta a riflettere che ogni cambiamento è un passo in avanti, anche quando si cade.
Che se falliamo possiamo tornare a risplendere, che dal buio nasce la luce.
Sono tantissimi gli esempi che potrei fare, dagli abiti Kintsugi per disabili, alla poesia Kintsugi, dal terapia per donne pazienti oncologiche all’accostamento alla tanto amata resilienza.
Un mondo immenso, infinito quasi, di metafore incollate all’arte Kintsugi, alle volte forzatamente, altre meno.

Perché scrivo questo testo? Perchè se è vero che una metafora ha un grande valore se unita all’arte Kintsugi, conta che si usino parole corrette, termini esatti, provenienze certe, immagini che raccontino il vero e non un falso.
Da anni realizzo restauri di ceramiche e opere d’arte utilizzando la tecnica tradizionale Kintsugi, da prima che diventasse molto conosciuta e apprezzata anche in Italia. Ho studiato molto, sono stata in Giappone per imparare, non smetto mai di fare formazione; per questo vi dico “Prima di scrivere chiedete. Informatevi e scrivete notizie vere, piuttosto meno ma corrette. Così la metafora sarà ancora più forte, come forte e potente è la forza della lacca urushi, la vera preziosità dell’arte Kintsugi”

Hiroki Kiyokawa, maestro di Kintsugi a Kyoto

Hiroki Kiyokawa è un grande maestro e artigiano di Kintsugi.
L’ho conosciuto a Kyoto durante la trasmissione televisiva Who Wants to Come to Japan 世界ニッポン行きたい人応援団 e ho imparato la sapienza, la cura del dettaglio, l’amore e la passione per la lacca.
Questo è il testo scritto da Masasi Em ( Researcher Photo&Author all of Japanese Culture History, philosophy, Shintoism Buddhism, Confucianism) che illustra il maestro, l’arte e la filosofia Kintsugi
La cultura giapponese è alimentata dalle sensibilità straordinarie di antenati alla ricerca di eccezionali abilità artigianali. Questi antenati non hanno dimenticato di tramandare alla generazione successiva lo spirito, le capacità e le speranze sviluppate mediante le loro creazioni.
In anni recenti, però, i prodotti chimici, la produzione di massa e il consumo di massa sono diventati la regola, e anche i sentimenti delle persone per le “cose” sono cambiati grandemente.
Con lo spirito e le tecniche dei metodi tradizionali vorremmo rendere omaggio al sentimento del consumatore di voler conservare i ricordi e di ereditare qualcosa che gli è caro e ne vorremmo esprimere la bellezza.

Attaverso il kintsugi, il metodo tradizionale di restaurare usando l’urushi, un esempio dell’antica cultura giapponese, speriamo di continuare a trasmettere l’innato spirito delle genti giapponesi.

Hiroki Kiyokawa, artigiano

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Hiroki Kiokawa si è occupato del restauro di santuari e templi per oltre quarant’anni. Con queste capacità e facendo buon uso di ingredienti naturali, restaura edifici, statue buddiste, oggetti smaltati, mobili antichi e opere d’arte antiche, tutti con le antiche tecniche giapponesi tradizionali.
Promuove la cultura giapponese attraverso i suoi laboratori di Kintsugi (Restaurare con l’oro) e Shitsugei (L’arte della laccatura). Dal 2017 ha accettato l’invito del centro commerciale Nihombashi Mitsukoshi, di Tokio, di tenere, quattro volte l’anno, eventi di kintsugi e di restauro di ceramiche
É stato selezionato per l’esposizione “Capolavori del Giappone” del centro commerciale e ha esposto i suoi lavori di restauro kintsugi. Ha ricevuto molte richieste da tutto il Giappone e ha restaurato numerosi oggetti preziosi.

Il significato culturale del restauro con la lacca
L’arte del restauro con la lacca si riferisce al tradizionale metodo di usare l’urushi per riparare oggetti come statue buddiste, edifici e tazze da tè. Culturalmente, ha la caratteristica storica di impiegare ingredienti e metodi iniziati durante il periodo Jomon, assieme ad altre caratteristiche giapponesi come la spiritualità nel prendersi cura degli oggetti e un’elaborata artigianalità. L’arte del restauro con la lacca è una tecnica indispensabile per la preservazione e l’eredità di proprietà culturali, incluse architetture, statue buddiste e manufatti. In particolare il metodo kintsugi di restauro di tazze da tè ha visto crescere l’interesse all’estero dalla fine dell’epoca moderna a oggi.

In effetti, una tazza da tè Raku rossa (“Seppo”, realizzata da Koetsu Honami nel periodo Edo, Hatakeyama Memorial Museum of Fine Art), restaurata con kintsugi, e una tazza da tè in celadon (“Bakohan”, Tokyo National Museum), riparata con graffe kasugai, sono state designate come Important Cultural Properties (NdT: proprietà culturali di particolare importanza per il popolo giapponese). Anche la tazza da tè “Hayabune”, del ceramista Chojiru Raku (periodo Momoyama, Hatakeyama Memorial Museum of Fine Art) e il vaso a fiori celadon con orecchie Fenghuang (Kuboso Memorial Museum of Arts, Izumi, Prefettura di Osaka),Tesoro Nazionale, sono stati restaurati mediante il kintsugi.

Usare il talento per rigenerare qualcosa mescolandolo a ingredienti naturali e creando una nuova bellezza è l’espressione per definire il significato culturale e il valore dell’arte del restauro con lacca.

Kintsugi (unire con l’oro) è un’antica tecnica tradizionale di restauro di rotture e sbeccature nelle ceramiche con urushi (lacca giapponese). Le ceramiche sono create con terra di montagna, un materiale naturale, e, similmente, il processo di restauro utilizza l’urushi raccolto da alberi, anch’essi naturali. Con l’aggiunta di ingredienti come la polvere d’oro nasce una nuova bellezza. È questo lo spirito del Giappone che ha preservato natura e cultura. È la fusione dello “spirito di proteggere e tramandare le cose” e della “tecnica tradizionale di restaurare le cose” che crea il “mondo del kintsugi”.
Il mondo dell’arte del restauro con la lacca è al livello più profondo dello spirito delle persone giapponesi riguardo alle “cose”. Molto probabilmente si potrebbe concordare sul fatto che l’attaccamento dei giapponesi agli oggetti e lo spirito del prendersene cura siano una caratteristica culturale e storica. Il termine giapponese mottainai, che indica il senso di rimorso nello sprecare qualcosa, è diventato famoso in tutto il mondo.

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Wa, lo spirito giapponese dell’armonia
L’arte del restauro con lacca e il kintsugi sono l’armonia tra tutte le cose naturali e gli esseri umani che esiste fin dall’inizio di tutto.
La cultura giapponese, nascendo col senso di unità tra tutte le cose naturali e gli esseri umani, così come anche con la consapevolezza del senso di unità tra gli uni gli altri come fondamento, è stata formata dal sincretismo di altre culture. Il “wa” giapponese è lo spirito titubante che unisce, equilibra e si sforza nella lotta tra vecchio e nuovo, tra il mantenere le tradizioni e l’essere efficienti e tra le differenze nelle culture.